Le sorti della concessione ad Autostrade per l’Italia S.p.a.




Questa sera, alle 22, andrà in scena il Consiglio dei Ministri che avrebbe dovuto svolgersi alle 11 di questa mattina per decidere sulle sorti della concessione ad Autostrade per l’Italia s.p.a.


Ieri le dichiarazioni del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte hanno provocato, al titolo di Atlantia, società controllante, pesanti perdite di borsa.
La volontà del Governo di colpire la famiglia Benetton rea di cattiva gestione del patrimonio autostradale affidatole dallo Stato, è dichiarato da Conte e dal M5S quale ragione per la revoca della concessione, ma, in ormai due anni dal crollo del Ponte di Genova, nessuna argomentazione giuridica è stata opposta al concessionario con atti formali a sostenere tale provvedimento.


Anche la sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarata legittima l’esclusione di ASPI dal novero delle aziende che hanno partecipato alla gara per la ricostruzione del ponte, non sembra contenere elementi idonei a sostenere il provvedimento di revoca della concessione e riguarda in maniera precipua il tema della ricostruzione. La maggioranza di Governo appare ancora una volta divisa tra giacobini e pragmatici.


Nel frattempo, come detto, ieri bruciati 1,68 miliardi di euro di valore, soldi dei Benetton, ma anche di investitori stranieri e italiani, anche pubblici e anche piccoli.
7.300 dipendenti sono preoccupati come lo sono gli obbligazionisti e i numerosi fornitori: l’impatto stimato dell’eventuale insolvenza è pari a circa 19 miliardi.
Non vi è dubbio che il management di ASPI e forse di ATLANTIA, nel corso degli anni, abbia commesso dei gravi errori gestionali e di questo ne risponderà nelle sede preposte.


È probabile che anche gli azionisti che hanno scelto quel management abbia commesso degli errori di valutazione ed è giusto paghi in termini economici con indennizzi e ristorni.


Ma ora le responsabilità sono politiche e di quel Governo che, a ogni numero economico e finanziario, riesce solo a anteporre un segno meno.
L’11,2% di perdita prevista del PIL a fine anno, ultima economia dell’Eurozona, è il segnale più forte, ma altri segnali altrettanto forti di un Paese in cui sta prevalendo lo sconforto e il pessimismo: è sempre di ieri il dato dell’Istituto nazionale di statistica che rappresenta il nuovo record negativo di nascite nel 2019 (-4,5% sul 2018) e con una perdita di popolazione, negli ultimi 5 anni, di 500.000 abitanti.
Siamo incapaci di rialzarci e ripartire.


La decrescita felice cui il M5S, forza portante di questo Governo, ha uniformato la sua azione di Governo si sta concretizzando senza una valida contrapposizione.
È questo il momento in cui occorrerebbe riparare agli errori del passato e invece si continua a vivere nella palude, nei veti incrociati, lasciando che i cultori della recessione governino processi di cui non comprendono l’importanza per il futuro del Paese.


Ma, tornando al tema delle concessioni autostradali, l’auspicio è che, revoca o non revoca, si tuteli l’immagine internazionale dell’Italia non penalizzando gli investitori stranieri, difendendo gli investitori pubblici e quelli più piccoli, gli obbligazionisti, i fornitori e dipendenti non facendo pagare loro gli errori dei manager e anzi valorizzandone la competenza e la capacità che, sempre, gli è e ci è riconosciuta anche all’estero.